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Chi cazzo sono le strisce?

ASPETTANDO LE STELLE ECCOVI LE STRSCE
Finalmente c’è! Qualche anno fa tutti o quasi lamentavamo l’indifferenza delle major verso gli artisti napoletani che non utilizzavano il dialetto napoletano.
Sembra un secolo fa quando sulla scia di Gomorra di Saviano una serie di musicisti napoletani ricevevano quell’attenzione mediatica che controbilanciava il massacro secondiglianese e sembra quasi un miracolo oggi gridare: ”ma chi cazzo sono queste Strisce?
Le Strisce sono una squadra ben messa in campo con Davide Petrella (talentuosissima voce e autore delle canzoni) che sembra Maradona ai tempi del Napoli pre-scudetto del 1987.
Tutti devono riconoscere a questi 5 figli di Napoli che la loro caparbietà, la capacità di comporre e suonare semplicemente ciò che volevano fare ha provocato una cesura storica importante a Napoli. Una città, la nostra, che ormai da 10 anni vive sempre e solo di feste con gli stessi nomi che sono diventati del prezzemolo per ogni minestra ormai scaldata e strariscaldata.
Tutti, anche chi storce il naso per vari motivi, devono riconoscere che la strategia di Petrella ha funzionato generando un’attenzione che li ha portati a incidere per la E.M.I.
Tutti devono riconoscere che se si collaborasse un po’ di più senza scatenare guerre tra poveri a Napoli ci sarebbe tanto da poter esportare…visto ciò che da altre parti d’Italia ci propinano come rivoluzionari o paladini della giustizia.
Detto questo il disco ha una doppia lettura.
La lettura che maggiormente mi emoziona e mi fa tifare per loro è la sfacciataggine con la quale fotografano l’Italia del pop, un bel paese che lamenta l’assenza di arte alternativa ma poi resta schiavizzata dei bei motivetti orecchiabili e dalle sdolcinate frasi d’amore e allora va bene odiare il pop perché è tutto quello che abbiamo (citazione petrelliana volutamente modificata).
Mi piace sottolineare il testo di “are you ok” dove il vicino è un terrorista perché ha qualcosa da dire oppure chi si ammazza alla play station.
Mi piace sottolineare il testo di “chi cazzo sono le strisce” dove l’immagine è quella tipica di chi vorrebbe solo suonare e invece deve fare i conti con le paure dei genitori e (infondo) con le proprie.
Mi piace sottolineare il testo della già citata “io odio il pop” ottima canzone che si inserisce nel filone della presa per i fondelli suonando ciò che si critica.
Su tutto spicca la splendida voce di Davide Petrella.
Insomma in attesa di diventare stelle tiriamoci su con il pop arrabbiato delle strisce.
n.b. per l’altra lettura compratevi il disco e poi ne riparliamo.
Gismondo Cafiero

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